La mia storia è quella di un docente inizialmente appassionato alle nuove tecnologie per naturale e istintiva curiosità, ma al fondo soprattutto perché, essendosi sempre molto annoiato a scuola come studente, quando si è ritrovato ad insegnare si è ripromesso di fare di tutto perchè i suoi studenti non avessero a fare la stessa fine.

La prima e principale scuola di apprendimento (oggi si direbbe "comunità di pratica") per me è stato il GNI-MCE (Gruppo Informatica Nazionale del Movimento di Cooperazione Educativa), che dai primi anni ottanta ha progettato e realizzato annualmente occasioni di formazione-ricerca sull'utilizzo delle nuove tecnologie.

In seguito, dopo molti anni di insegnamento, sono entrato all' IRRSAE Lombardia (oggi ex IRRE Lombardia) dove mi occupo di progetti di ricerca, sperimentazione e formazione con o senza tecnologie (veramente senza ormai è difficile anche se non impossibile).

L'esperienza più interessante che ho fatto (e che mi è piaciuta di più) è stata forse la ricerca, promossa alcuni anni fa, sulla robotica educativa e che oggi continua attraverso la rete di scuole amicorobot:
http://www.amicorobot.net/

Qualche anno fa con l'aiuto di Luisanna abbiamo creato suoni poetici, un podcast per valorizzare la dimensione sonora della poesia:
http://www.scuola3d.eu/suonipoetici/

E a tempo perso (beh proprio perso no...) mi diverto con i giochi di parole tipo:
http://piczin.blogspot.com/

Come parole chiave per l'incontro di Dobbiaco proporrei: cittadinanza digitale versus estraneità alla scuola.
E' sempre più diffuso, da un lato, un sentimento di estraneità alla scuola nei nostri studenti e l'adozione di comportamenti e pratiche digitali, da un altro lato. Ci sono nessi da scoprire? Ci sono spazi per ridisegnare i luoghi dell'apprendimento-insegnamento?