Gruppo 3

(Francesca Campora, Marco Caresia, Emil Girardi)

Contenuti aperti nella didattica e per la didattica

La modalità che riteniamo più opportuna per una prima analisi del paradigma dell'Open Content applicato alla didattica è quella di distinguere due campi, a seconda di quelli che sono i destinatari reali dei contenuti:
  1. un primo ambito, che vede come destinatari privilegiati dei contenuti didattici gli insegnanti, per la didattica;
  2. un secondo ambito, che vede al centro della fruizione i discenti, nella didattica.

Per quanto riguarda il primo punto emergono i seguenti vantaggi:
  • La produzione di materiale sottoposto a licenze libere ne permette una maggiore fruizione. Di conseguenza risulta più facile per l'insegnante reperire materiale didattico di interesse.
  • A questo punto è associato un risparmio di tempo e risorse nella predisposizione e adattamento dei materiali all'interno dei progetti didattici. Questa potrebbere essere una risposta alla domanda su un possibile modello di business legato alla produzione di Open Content: la realizzazione di un circolo virtuoso in cui le risorse disponibili creano ricadute positive più sulla collettività (dei fruitori) piuttosto che sui singoli (creatori di contenuti). Mancano però studi che possano confermare questa possibilità.
  • Possibilità di attuare confronti tra docenti e la valutazione cooperativa del materiale all'interno di comunità di pratiche; fondamentale importanza rivestono i momenti di diffusione delle proprie esperienze e dell'articolazione delle competenze raggiunte.
  • Il rilascio delle proprie opere tramite licenze libere costituisce una forma molto efficace di tutela del riconoscimento della paternità dell'opera sia dal punto di vista giuridico che psicologico dei friutori.
Le possibili criticità sono le seguenti:
  • Implementare in modo significativo le nuove tecnologie informatiche a supporto delle comunità di pratiche stesse.
  • I docenti devono essere sensibilizzati sulle tematiche legate all'Open Content, ai formati aperti e alla pubblicazione dei materiali e devono essere attuate azioni formative sulle modalità di creazione e pubblicazione. Questo anche in un'ottica di superamento ragionato degli individualismi e delle gelosie sul proprio lavoro.
  • Allo stesso modo occorre formare i docenti sulle modalità di fruizione e adattamento dei contenuti prodotti dai colleghi, sia in un'ottica di raggiungimento di competenze chiave nella fruizione dei contenuti, che nell'utilizzo di Software Libero preposto alla modifica dei contenuti. In questo si incuneano anche difficoltà linguistiche relative all'utilizzo di materiali prodotti a livello globale.
  • Valgono tutte le riflessioni relative all'autoreferenzialità e sulla qualità dei contenuti, abitualmente legate ai contenuti on-line.
  • Occorre mettere in atto azioni che possano informare gli utenti al fine di superare la diffusa diffidenza nei confronti dei ciò che è gratuito.
  • Occorre impiegare risorse necessarie al superamento di un atteggiamento di tipo culturale, verso la formazione di una "cultura della condivisione".

Per quanto riguarda il secondo punto si sono rilevati numerosi potenziali vantaggi nell'utilizzo e costruzione di contenuti aperti da parte dei discenti. La collaboratività infatti è riconosciuta come key skill, e a questa si aggiungono temi di fondamentale importanza per lo sviluppo del cittadino di domani:
  • educazione alla legalità, nel momento in cui si sottolinea l'importanza del riconoscimento dei diritti di autore e si introducono le diverse modalità delle regole delle licenze di copyright;
  • il valore della collaboratività: la possibilità di insegnare a qualcun altro e di essere corretti in un'ottica di miglioramento continuo e di qualità totale;
  • il valore costituzionale della fratellanza;
  • il valore della condivisione del sapere e l'educazione ad una discussione e un confronto costruttivo anche su temi controversi;
  • fare cultura;
  • sostenere la motivazione interna legata all'autoefficacia e all'autostima;
  • una visione alternativa di una società egocentrica piuttosto che collaborativa;
  • costruire competenze e favorirne il transfer;
  • impostare un metodo di lavoro, anche inteso come un utilizzo delle tecnologie informatiche non fine a se stesso ma fortemente legato alla produttività.