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Da quando ho iniziato a lavorare mi sono sempre occupata di bambini:
bambini molto piccoli come educatrice di asilo nido, bambini con problemi come logopedista e bambini da …. formare, informare, alfabetizzare, educare, contenere, acculturare, scolarizzare?…. Ma cosa facciamo noi maestre a questi bambini?! Ultimamente alcune di noi tentano di informatizzarli, a quanto pare.

Ho insegnato a Roma, ora sono a Nonantola in provincia di Modena

Attualmente sono inserita nel gruppo di ricerca per la Tecnologia avviato dall’ex IRRE Emilia Romagna…vedremo.
Sono stata una dei Folli Creativi e ho preso parte al progetto Sinestesynet.
Nell’ambito di scuola 3d che, con alterne vicende propongo come ambiente di lavoro nelle mie classi,ho partecipato a progetti di didattica collaborativa tra scuole.
Non sempre le cose vanno come mi propongo, ma l’obiettivo che ho gradatamente messo a fuoco e questo: vorrei contribuire a restituire alla scuola, almeno in parte, la sua funzione di guida autorevole, smarrita, come disperso è il suo ruolo di fonte primaria di informazioni e di elemento centrale nella vita dei ragazzi.

E’ urgente far loro comprendere che la realtà è in continuo movimento e muta nel momento stesso in cui si crede di averla fermata ed interpretata.

E’ urgente aiutarli a sviluppare una competenza personale per collegare, connettere, costruire analogie tra eventi, informazioni, culture e saperi apparentemente separati, al fine di aiutarli a navigare in modo consapevole e critico nel mare mutevole, pericolosamente ammiccante a volte, sempre contraddittorio della nostra era.

E’ urgente aumentare il livello di consapevolezza nell’uso degli strumenti informatici.
Prima che il gruppo dei pari li traghetti dal mondo degli sms a quello più vasto di Internet e dei suoi proteiformi strumenti: siti, blog, comunità, messenger, podcast, mondi virtuali, youtube e mi sarò sicuramente dimenticata qualcosa… la scuola, in particolar modo la primaria che ha il privilegio e la responsabilità di dare una sorta di imprinting nei confronti della conoscenza, deve essere in grado attraverso i suoi operatori di strutturare percorsi nei quali tali strumenti vengono usati appunto per produrre, comunicare e utilizzare conoscenze, e in modalità collaborativa.
Ed è appunto perché credo fortemente in queste cose che vengo a Dobbiaco.